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CONSIGLIO REGIONALE DEL 29/11/2005 “question time” (DISCUSSIONE IN AULA) (CORRETTO) Interrogazione: “Quota euro pro-capite destinata dal fondo sanitario nazionale alla Campania” – (R.G. n. 38), a firma del consigliere Romano. Risponde l’assessore De Luca invece dell’assessore Montemarano. PRESIDENTE: Passiamo all’interrogazione avente ad oggetto “la quota euro pro- capite destinata dal fondo sanitario nazionale” della Campania, reg. gen. n. 38, a firma del consigliere Romano, a cui risponde l’assessore De Luca. E’ iscritto a parlare il consigliere Romano, ne ha facoltà. ROMANO: Innanzitutto signor presidente, volevo mettere in evidenza che quando al question time non rispondono gli assessori delegati, penso che si venga un po’ a svuotarlo di senso. Dovremmo prendere la buona abitudine che quando un assessore è assente, per impegni istituzionali, che sono giustificabilissimi, queste interrogazioni vengano rinviate e trattate nel momento in cui l’assessore sarà in condizione di rispondere; senza nulla togliere all’assessore che lo sostituisce che, non essendo della materia, non conosce determinati dati. Probabilmente, se continuiamo a procedere così, svuoteranno un po’ il senso del question time, anche perché, poi, ci sono degli assessori che mi sembrano un po’ troppo impegnati con impegni istituzionali etc..Comunque, interrogavo l’assessore alla sanità proprio per sapere la quota pro – capite, in euro, destinata dal fondo sanitario nazionale alla regione Campania. PRESIDENTE: E’ iscritto a parlare l’assessore De Luca, ne ha facoltà. DE LUCA, assessore ai rapporti con il consiglio regionale: L’attuale metodo di riparto del fondo sanitario nazionale, basato sul criterio dell’anzianità della popolazione, risulta penalizzante per le regioni del sud e in particolare per la Campania. Anche il riparto del fondo sanitario regionale, 2005, ha dovuto subire le ristrettezze imposte da un’ingiusta suddivisione delle risorse disponibili a livello nazionale. Nel 2005 alla regione Campania è stata attribuita la quota di finanziamento pro – capite, più bassa tra tutte le regioni italiane: euro 1.375 a persona, contro la media nazionale di euro 1.477. A esempio, di euro 1476 per ogni cittadino di una regione vicina come il Lazio. Euro 1100 in più, pari a circa 600 milioni di euro di maggiore finanziamento. Mediamente le regioni meridionali hanno ricevuto, nel 2005, un finanziamento pro – capite di 1425 euro contro i 1506 euro pro – capite del centro nord. Il metodo di riparto del fondo sanitario nazionale, trascura di dare il giusto rilievo a tutti i seguenti elementi che in base alla legge n. 662 del 1996 dovrebbero essere considerati ai fini della determinazione della quota di ogni regione: popolazione residente, frequenza dei consumi sanitari per età e per sesso, tassi di mortalità della popolazione, indicatori relativi a particolari situazioni territoriali ritenuti utili al fine di definire i bisogni sanitari, indicatori epidemiologici territoriali.Si trascura, pertanto, di dare adeguato peso a fattori come la povertà relativa (che determina maggiore ricorso alla spesa pubblica e stili di vita meno sani), la speranza di vita libera da disabilità (non necessariamente collegata al mero dato anagrafico di anzianità), i tassi di mortalità infantile, etc.. Proprio a fronte di tali problematiche, le regioni meridionali avevano elaborato delle proposte che, in sintesi, miravano a introdurre i seguenti criteri qualificanti: a) ripartizione del finanziamento per l’assistenza ospedaliera per quota capitaria pesata non solo in base alla struttura di consumi per età (criterio che penalizza le regioni con popolazione più giovane), ma anche per quota capitaria semplice, in modo da tenere conto degli elevati costi fissi, di struttura, necessari per assicurare il funzionamento della rete ospedaliera, indipendentemente dall’età della popolazione; b) ripartizione del finanziamento per l’assistenza distrettuale non solo in base all’età ma anche tenendo conto di indicatori socio – economici, della povertà relativa, della disabilità non collegata necessariamente all’anzianità e al tasso di mortalità standardizzato.Successivamente, i presidenti delle regioni Basilicata, Sardegna, Puglia, Calabria, Campania e Sicilia, hanno chiesto che per il futuro “vengano rivisti i criteri di riparto delle disponibilità finanziarie di parte corrente in coerenza con quanto previsto dalla legge n. 662 del 1996, con particolare riguardo alle variabili di contesto”.A questo grave sottofinanziamento si aggiunge la ulteriore penalizzazione derivante dalla sottrazione di risorse causata dalla mobilità sanitaria dei cittadini. Ogni anno finanziamenti per circa 900 milioni di euro sono sottratti ai già esigui fondi a disposizione delle regioni meridionali dirottati al centro nord, per pagare i ricoveri e le altre prestazioni sanitarie di cui hanno fruito i cittadini meridionali in quelle regioni. Per la sola Campania, il saldo netto passivo ammonta nel 2005, a circa 280 milioni di euro.Tale situazione non può essere, però, risolta con misure che neghino o limitino il diritto dei cittadini a scegliere le strutture dove curarsi. E’ necessario sviluppare, con adeguati piani di investimento e relativi finanziamenti, i sistemi sanitari delle regioni meridionali, in modo che i cittadini siano finalmente liberi di curarsi anche nella propria regione.E’, poi, da sottolineare l’insostenibile ulteriore penalizzazione che deriva alla regione Campania dai ritardi nelle erogazioni di consistenti quote del Fsn, già deliberate e assegnate alla Campania dal Cipe, che il ministero dell’economia sta rinviando con l’alibi della preventiva revisione del decreto legislativo n. 56 del 2000 sul federalismo fiscale.Infatti, l’entità delle cifre (oltre 2 miliardi di euro) rende priva di senso la subordinazione di questi saldi alla revisione del federalismo fiscale, che al massimo potrà decurtare tali importi di qualche decina di milioni, mentre la situazione debitoria della sanità campana è diventata gravissima, con seri rischi per il mantenimento dei livelli di occupazione e per la stessa erogazione dei servizi sanitari.PRESIDENTE: E’ iscritto a parlare il consigliere Romano, ne ha facoltà. ROMANO: Sicuramente la risposta dell’assessore non mi soddisfa. Va evidenziato, infatti, che oggettivamente la cifra che percepisce la Regione Campania come quota pro-capite è la più bassa . Tuttavia se si paragona l’importo di tale cifra a quello che percepisce la Lombardia si scopre che la differenza è di solo 7 euro al mese per ogni cittadino a favore della Lombardia. E questo i cittadini della Campania lo devono sapere. Così come devono sapere che la differenza che esiste tra la Regione Campania e l’Emilia Romagna e di 14 euro. Di 2,80 euro con la provincia di Bolzano. Conoscendo come funziona la sanità nella provincia e nelle regioni sopramenzionate, si deve convenire che tra queste e la Regione Campania c’è un divario enorme nella prestazione dei servizi a fronte dell’esiguo differenza economica. Poi bisogna anche dire che rispetto a tutte queste problematiche che abbiamo nell’ambito della sanità, oggi o tra poco, la maggioranza si appresta anche a togliere ulteriori fondi.Volevo poi porre in evidenza che la sperequazione in atto verso la Regione Campania trae origine dalla gestione dell’allora Ministro Bindi, Ministro certamente non vicino a noi. Dette sperequazioni non sono nate oggi per mantenersi tali anche domani e dopodomani a causa della devolution così come il centrosinistra in questo periodo va tanto enfatizzando. Ribadisco, in conclusione, che nel campo sanitario le prestazioni dei servizi non equivalgono all’erogazioni economiche da parte dello Stato.Resoconto integrale seduta di consiglio regionale del 29/11/2005 Interrogazione: “Quota euro pro-capite destinata dal fondo sanitario nazionale alla Campania” – (R.G. n. 38), a firma del consigliere Romano. Risponde l’assessore De Luca invece dell’assessore Montemarano.
PRESIDENTE: Passiamo all’interrogazione avente ad oggetto la quota euro pro- capite destinata dal fondo sanitario nazionale della Campania, reg. gen. n. 38, a firma del consigliere Romano, a cui risponde l’assessore De Luca. E’ iscritto a parlare il consigliere Romano, ne ha facoltà. ROMANO: Innanzitutto signor presidente, volevo mettere in evidenza che quando al question time non rispondono gli assessori delegati, penso che si venga un po’ a svuotarlo di senso. Dovremmo prendere la buona abitudine che quando un assessore è assente, per impegni istituzionali, che sono giustificabilissimi, queste interrogazioni vengano rinviate e trattate nel momento in cui l’assessore sarà in condizione di rispondere; senza nulla togliere all’assessore che lo sostituisce che, non essendo della materia, non conosce determinati dati. Probabilmente, se continuiamo a procedere così, svuoteranno un po’ il senso del question time, anche perché, poi, ci sono degli assessori che mi sembrano un po’ troppo impegnati con impegni istituzionali etc..Comunque, interrogavo l’assessore alla sanità proprio per sapere la quota pro – capite, in euro, destinata dal fondo sanitario nazionale alla regione Campania. PRESIDENTE: E’ iscritto a parlare l’assessore De Luca, ne ha facoltà. DE LUCA, assessore ai rapporti con il consiglio regionale: L’attuale metodo di riparto del fondo sanitario nazionale, basato sul criterio dell’anzianità della popolazione, risulta penalizzante per le regioni del sud e in particolare per la Campania. Anche il riparto del fondo sanitario regionale, 2005, ha dovuto subire le ristrettezze imposte da un’ingiusta suddivisione delle risorse disponibili a livello nazionale. Nel 2005 alla regione Campania è stata attribuita la quota di finanziamento pro – capite, più bassa tra tutte le regioni italiane: euro 1.375 a persona, contro la media nazionale di euro 1.477. A esempio, di euro 1476 per ogni cittadino di una regione vicina come il Lazio. Euro 1100 in più, pari a circa 600 milioni di euro di maggiore finanziamento. Mediamente le regioni meridionali hanno ricevuto, nel 2005, un finanziamento pro – capite di 1425 euro contro i 1506 euro pro – capite del centro nord. Il metodo di riparto del fondo sanitario nazionale, trascura di dare il giusto rilievo a tutti i seguenti elementi che in base alla legge n. 662 del 1996 dovrebbero essere considerati ai fini della determinazione della quota di ogni regione: popolazione residente, frequenza dei consumi sanitari per età e per sesso, tassi di mortalità della popolazione, indicatori relativi a particolari situazioni territoriali ritenuti utili al fine di definire i bisogni sanitari, indicatori epidemiologici territoriali.Si trascura, pertanto, di dare adeguato peso a fattori come la povertà relativa (che determina maggiore ricorso alla spesa pubblica e stili di vita meno sani), la speranza di vita libera da disabilità (non necessariamente collegata al mero dato anagrafico di anzianità), i tassi di mortalità infantile, etc.. Proprio a fronte di tali problematiche, le regioni meridionali avevano elaborato delle proposte che, in sintesi, miravano a introdurre i seguenti criteri qualificanti: a) ripartizione del finanziamento per l’assistenza ospedaliera per quota capitaria pesata non solo in base alla struttura di consumi per età (criterio che penalizza le regioni con popolazione più giovane), ma anche per quota capitaria semplice, in modo da tenere conto degli elevati costi fissi, di struttura, necessari per assicurare il funzionamento della rete ospedaliera, indipendentemente dall’età della popolazione; b) ripartizione del finanziamento per l’assistenza distrettuale non solo in base all’età ma anche tenendo conto di indicatori socio – economici, della povertà relativa, della disabilità non collegata necessariamente all’anzianità e al tasso di mortalità standardizzato.Successivamente, i presidenti delle regioni Basilicata, Sardegna, Puglia, Calabria, Campania e Sicilia, hanno chiesto che per il futuro “vengano rivisti i criteri di riparto delle disponibilità finanziarie di parte corrente in coerenza con quanto previsto dalla legge n. 662 del 1996, con particolare riguardo alle variabili di contesto”.A questo grave sottofinanziamento si aggiunge la ulteriore penalizzazione derivante dalla sottrazione di risorse causata dalla mobilità sanitaria dei cittadini. Ogni anno finanziamenti per circa 900 milioni di euro sono sottratti ai già esigui fondi a disposizione delle regioni meridionali dirottati al centro nord, per pagare i ricoveri e le altre prestazioni sanitarie di cui hanno fruito i cittadini meridionali in quelle regioni. Per la sola Campania, il saldo netto passivo ammonta nel 2005, a circa 280 milioni di euro.Tale situazione non può essere, però, risolta con misure che neghino o limitino il diritto dei cittadini a scegliere le strutture dove curarsi. E’ necessario sviluppare, con adeguati piani di investimento e relativi finanziamenti, i sistemi sanitari delle regioni meridionali, in modo che i cittadini siano finalmente liberi di curarsi anche nella propria regione.E’, poi, da sottolineare l’insostenibile ulteriore penalizzazione che deriva alla regione Campania dai ritardi nelle erogazioni di consistenti quote del Fsn, già deliberate e assegnate alla Campania dal Cipe, che il ministero dell’economia sta rinviando con l’alibi della preventiva revisione del decreto legislativo n. 56 del 2000 sul federalismo fiscale.Infatti, l’entità delle cifre (oltre 2 miliardi di euro) rende priva di senso la subordinazione di questi saldi alla revisione del federalismo fiscale, che al massimo potrà decurtare tali importi di qualche decina di milioni, mentre la situazione debitoria della sanità campana è diventata gravissima, con seri rischi per il mantenimento dei livelli di occupazione e per la stessa erogazione dei servizi sanitari.PRESIDENTE: E’ iscritto a parlare il consigliere Romano, ne ha facoltà. ROMANO: Sicuramente la risposta dell’assessore non mi soddisfa, anche perché a noi premeva mettere in evidenza, che è vero che la regione Campania percepisce come quota pro- capite per ogni cittadino la cifra più bassa, però bisogna anche capire questa cifra a quanto ammonti. La differenza (e questo i cittadini campani lo devono sapere) tra la Lombardia e la Campania è di solo 7 euro al mese per ogni cittadino. Prendiamo la differenza che esiste fra la regione Campania e l’Emilia Romagna, la differenza è di 14 euro; con la provincia di Bolzano è di solo 2,80 euro, e, certamente, diciamo, una differenza così esigua sotto l’aspetto economico, sinceramente non corrisponde sotto l’aspetto dei servizi, perché conosciamo benissimo come funziona la sanità in queste regioni che ho appena menzionato. Poi bisogna anche dire che rispetto a tutte queste problematiche che abbiamo nell’ambito della sanità, oggi o tra poco, la maggioranza si appresta anche a togliere ulteriori fondi.Volevo, poi porre in evidenza che in questo periodo, almeno il centro – sinistra sta tanto enfatizzando, che queste differenze sono oggi così, lo saranno domani e anche dopodomani. Quindi, questa problematica che porrà la devolution sicuramente non c’è. Poi, questa perequazione che è stata fatta per la regione Campania, è stata fatta dall’allora ministro Bindi e certamente non era un ministro a noi vicino. E’ questa la differenza e il senso della mia interrogazione, porre in evidenza questo dato che, sicuramente, sotto l’aspetto economico non equivale a quello dei servizi. |