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La legge
elettorale vigente, con la quale si tornerà al voto, prevede un
sistema, che riprende alcune caratteristiche del sistema
proporzionale (in particolare il voto di lista per il partito) ma le
subordina al principio fondamentale del sistema maggioritario (chi
prende un voto in più ha vinto). Approvato a dicembre 2005 nella
precedente legislatura a maggioranza di centrodestra, il sistema
elettorale è definito spesso ‘‘Porcellum’’ perchè il suo stesso
ideatore, il leghista Roberto Calderoli, parlando della sua legge a
Matrix nel marzo 2006, dichiarò: ‘‘si dovrà riscrivere. Glielo dico
francamente, l’ho scritta io ma è una porcata’’. In seguito,
tuttavia, Caldaroli sostiene che la definizione si riferiva alle
modifiche apportate alla legge, su intervento del Capo dello Stato,
riguardo al premio di maggioranza.
Il Capo
della coalizione - Le coalizioni sono identificate dal nome
del loro capo (che nel 2006 erano Romano Prodi per l’Unione, Silvio
Berlusconi per la Cdl). Il fine della legge è, infatti, quello di
aggregare le coalizioni prima del voto, e di indicare al Capo dello
Stato la persona da nominare Presidente del Consiglio, assieme alla
maggioranza di governo che lo dovrà sostenere. Nel 2006 le liste
collegate a Prodi, per la Camera, ebbero circa 25.000 voti in più di
quelle collegate a Berlusconi, determinando la vittoria dell’Unione.
Partiti e
coalizioni - L’elettore vota per il partito che sceglie; in
questo modo, però, indica implicitamente anche la coalizione di
governo preferita e la persona che dovrà guidare il governo. Non è
ammessa la possibilità di votare per un partito e scegliere una
coalizione diversa (come accade invece per i sindaci, i presidenti
di provincia e delle regioni).
Premi di
maggioranza - La coalizione che ha ricevuto più voti ha
diritto al premio di maggioranza, pari al 55 per cento dei seggi (se
non abbia già diritto, in base ai voti ricevuti, ad una percentuale
più alta). Il premio è applicato su base nazionale alla Camera (con
esclusione della Val d’Aosta), ed equivale a 340 seggi su 630, che
vengono ripartiti fra i partiti in proporzione ai voti ottenuti
(mentre i partiti sconfitti si dividono gli altri). Per il Senato,
il premio di maggioranza è assegnato regione per regione: la
coalizione che vince prende il 55 per cento dei seggi. Non è
prevista alcuna soglia minima da raggiungere per avere diritto al
premio: è su questo punto che la Corte ha segnalato al Parlamento
l’esigenza di considerare con attenzione gli aspetti problematici di
una legislazione che non subordina l’attribuzione del premio di
maggioranza al raggiungimento di una soglia minima di voti e/o di
seggi. È da notare che, secondo la legge vigente, il premio di
maggioranza può essere assegnato sia alla lista sia alla coalizione:
è sbagliato credere che venga assegnato solo alla coalizione. Ciò è
stato ricordato esplicitamente nella sentenza della Corte
Costituzionale del 30 gennaio scorso.
Sbarramenti - Alla ripartizione dei seggi sono ammessi solo
i partiti che abbiano superato gli sbarramenti previsti; questi non
sono uguali per tutti, perchè concepiti in maniera da premiare i
partiti che si coalizzano a discapito di quelli che si presentano al
di fuori delle coalizioni principali.
Alla
Camera - I partiti coalizzati sono ammessi alla
ripartizione dei seggi se hanno avuto almeno il 2 per cento dei
voti; ma è previsto anche il ripescaggio del partito più votato fra
gli esclusi di ciascuna coalizione. Cosi, ad esempio, nel 2006,
nell’Unione fu ripescata l’Udeur, che aveva avuto l’1,4 per cento;
mentre nella Cdl fu ripescata la lista comune fra Nuovo Psi e Dca,
che aveva avuto solo lo 0,7 per cento. Per i partiti non coalizzati,
la soglia di sbarramento sale al 4 per cento. Se tuttavia una
coalizione non raggiunge il 10 per cento, i suoi partiti sono
esclusi comunque.
Al Senato
- valgono principi analoghi, ma le soglie sono diverse, e
sono sempre considerate su base regionale: 3 per cento per i partiti
coalizzati (senza ripescaggi); 8 per cento per i non coalizzati; 20
per cento per le coalizioni.
Eletti
all’estero – Nella Circoscrizione Estero sono eletti i 12
deputati e 6 senatori riservati agli italiani residenti all’estero,
ma i relativi voti non entrano nel calcolo dei premi di maggioranza.
Quote rosa
- La legge elettorale non prevede alcuna riserva di
candidature né altri meccanismi per promuovere la presenza di donne
in parlamento.
Preferenze
- Non è ammessa la possibilità di indicare la preferenza fra i
candidati (cosiddette liste bloccate): i candidati vengono eletti in
base all’ordine di presentazione.