Due strade per internet


In questi giorni di gran fermento per il settore delle telecomunicazioni, sia italiano che internazionale, si è parlato molto, oltre che dei mega bonus concessi al nuovo amministratore delegato di Telecom Italia Flavio Cattaneo, anche della partita per la conquista di Metroweb, società controllata da Cassa Depositi e Prestiti, che gestisce la rete in fibra in grandi città come Milano. Fino a ieri Metroweb era contesa tra Enel open fiber e Telecom Italia. Quest’ultima però ne è uscita sconfitta in quanto CDP ha preferito l’offerta di Enel, seppur inferiore.Per certi versi condivido questa scelta perché, se Metroweb fosse finita nelle mani di Telecom Italia, si sarebbe ripristinato di fatto il monopolio. Per altri versi, invece, questa scelta mi desta non poche preoccupazioni riguardo le possibili ricadute occupazionali. Telecom, infatti, ha già annunciato probabili esuberi. Spero che si tratti solo di annunci messi in circolazione da Telecom a scopo “ricattatorio” nei confronti del governo che sta apertamente spalleggiando Enel.

L’Italia, da nord a sud, è costellata di comuni con problemi di accesso ad internet ad una velocità decente. Portare in tutte le zone d’Italia una connessione ad internet degna di un paese che vuole essere al passo coi tempi, garantirebbe ampio lavoro sia per Telecom, sia per Enel. Ma le due società, invece di pianificare la copertura della rete sul territorio italiano, dividendosi le zone in cui lavorare, hanno iniziato a farsi la guerra contendendosi il podio della rete più veloce in quelle città dove già esiste una rete veloce.

Di conseguenza, proprio osservando come si stanno comportando le due società e anche l’atteggiamento del nostro governo, torno a ribadire che le nostre proposte in merito rimangono a tutt’oggi giuste. Oserei dire, anzi, che sono l’unica soluzione di buon senso: la mappatura di tutte le reti e dei cavidotti esistenti, imprescindibile se si vuol evitare sovrapposizioni, lavori e spese inutili, e la necessità di una società pubblica che controlli l’infrastruttura di rete e indirizzi gli investimenti nelle cosiddette aree “a fallimento di mercato”. Queste proposte eviterebbero nel futuro di perpetuare squilibri, ovvero di avere città come Milano dove il cittadino può scegliere tra molti operatori che si appoggiano a diverse reti, con velocità fino al gigabit al secondo, e piccoli comuni o periferie, che si trovano del tutto scoperte o con connessioni ridicole al di sotto del megabit/s.

Teleriscaldamento ad Asti: una pessima idea!

L’ impianto di Teleriscaldamento nel cortile dell’Ospedale di Asti.
Venerdì 29 Aprile una delegazione del Movimento 5 Stelle alla Conferenza dei Servizi.
Il Senatore Carlo Martelli, i Deputati Ivan Della Valle, Davide Crippa e Paolo Romano e il Consigliere Regionale Paolo Mighetti saranno ad Asti Venerdì 29 Aprile ore 10 presso la Provincia di Asti per la Conferenza dei Servizi decisoria sul progetto di Teleriscaldamento.
Tra i nodi più intricati da sciogliere, la collocazione degli edifici che ospiteranno caldaie e motori per la produzione di calore e saranno sormontati da quattro ciminiere alte 35 metri nell’area a ridosso del Cardinal Massaia e il conseguente cambio di destinazione d’uso della stessa.
Per i rappresentanti del Movimento 5 Stelle, un’ubicazione sciagurata, che fa a pugni con il concetto di salute e di luogo di ricovero e cura.
Eppure, durante la Conferenza dei Servizi del 15 Aprile scorso, il funzionario istruttore della Regione Piemonte (Settore Copianificazione Urbanistica) ha espresso parere favorevole sotto l’aspetto ambientale e urbanistico.
I tecnici dell’Arpa hanno invece giudicato “non motivata” la proposta di modifica al piano regolatore. Infatti l’impianto, per stessa ammissione del proponente AEC S.p.A, avrà “caratteristiche industriali” e dovrebbe dunque collocarsi in aree a destinazione d’uso produttivo/artigianale e non a pochi passi da ospedale, scuole, residenze private e aree verdi.
I parlamentari e il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle assisteranno ai lavori della Conferenza dei Servizi per seguire da vicino anche l’evolversi di un’altra questione spinosa, quella delle evidenze tecniche che qualificano il progetto di teleriscaldamento astigiano come “non efficiente”, a causa delle dispersioni di energia lungo i 30 km di rete dimostrati negli elaborati di progetto e riconosciuti dallo stesso proponente.
Gli stessi valuteranno poi, laddove dovesse passare il concetto di Ospedale compatibile con pertinenze di tipo “industriale” e ciò venisse validato durante la Conferenza dei Servizi, tutte le iniziative necessarie ad impedire che tale opera abbia a realizzarsi.

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Renzi, fa’ qualcosa di sinistra!

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Ieri, dopo l’ennesimo enorme regalo alle banche e scempio della Costituzione, ci siamo attivati con gli strumenti a nostra disposizione per far sentire la nostra voce nel silenzio tombale dei media. Ancora una volta siamo stati additati come irresponsabili, irriguardosi e “professionisti del terrore” (cit). Addirittura alcuni esponenti del PD sono arrivati ad accusarci di inscenare “inutili pagliacciate”. Mi chiedo se questi deputati abbiano espresso la stessa accusa all’iniziativa di una ventina di senatori del PD che, esattamente una settimana fa, il 16 marzo scorso, hanno sottoscritto una lettera indirizzata ai Presidenti delle due Camere, al Presidente del Consiglio e al Ministro Maria Elena Boschi per chiedere a gran voce una completa revisione del decreto legge Banche, approvato a colpi di fiducia ieri alla Camera. Ebbene! Leggete attentamente cosa hanno scritto non i soliti grillini incazzati, ma autorevoli senatori del PD come Mucchetti e Casson contro l’ennesimo provvedimento del Governo a favore delle banche:
“I sottoscritti senatori ritengono che il disegno di legge sulle banche debba essere modificato in più punti, in particolare negli articoli che riformano il credito cooperativo.” Di quali modifiche parlano i senatori del Partito Democratico? La più importante è quella di scongiurare: “… la trasformazione della Banche di Credito Cooperativo in società per azione. In tal modo si darebbe ai soci attuali il pieno possesso di riserve che costituiscono in media il 90% del patrimonio delle Banche di credito cooperativo e che sono state accumulate dalle precedenti generazioni in esenzione d’imposta per la precisa finalità di esercitare lo scambio mutualistico nell’attività creditizia.” Inoltre continuano sostenendo che: “Nemmeno la scissione dell’azienda bancaria e il suo conferimento a una spa vanno bene. La cooperativa di credito cesserebbe di essere tale; non si capisce come eserciterebbe lo scambio mutualistico, posto che l’attività bancaria passerebbe alla spa”.

Il testo integrale della lettera la trovate qui

Ricordiamoci bene questo: le critiche al decreto legge banche, con esplicite richieste di modifica, vengono da esponenti della stessa maggioranza. Mi chiedo: cosa farà il Governo al Senato? Metterà nuovamente la sordina al dibattito con un altro voto di fiducia? Chiederà nuovamente a Verdini di tappare i buchi di chi non si presenterà alla votazione di un provvedimento che nemmeno Silvio Berlusconi avrebbe mai avuto il coraggio di presentare?

Voglio ricordare a tutti che le Banche di Credito Cooperativo, le cosiddette Casse Rurali, sono nate nell’ottocento per far sì che il maggior numero possibile di persone, economicamente vulnerabili, ottenessero prestiti a condizioni più vantaggiose rispetto a quelle praticate dalle banche tradizionali. Sono Casse nate soprattutto per gli agricoltori e gli artigiani, categorie prevalenti all’epoca e particolarmente fragili, per aiutarli ad affrancarsi dalla miseria e dal fenomeno diffuso dell’usura. Da allora, le Casse Rurali ed Artigiane hanno mantenuto uno strettissimo rapporto con il territorio di riferimento, intrecciando la propria storia con quella delle comunità, tanto da conquistarsi a pieno titolo l’appellativo di “banche territoriali”. Cosa succederà ora? Che una storia pluricentenaria sta per essere distrutta dalla volontà del Governo di imporre la trasformazione delle casse rurali in società per azioni e tutto questo avviene, tra l’altro, in aperto contrasto con l’art. 45 della nostra Costituzione. Tale articolo stabilisce che: “La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità.”

Insomma, tutta questa vicenda mi ha fatto venire in mente un celebre passaggio di un film di Nanni Moretti quando contro D’Alema urlò: “D’Alema, di’ qualcosa di sinistra!”. Mi viene da urlare: “Renzi, fa’ qualcosa di sinistra!” “Almeno una cosa di sinistra falla! Ritira questo obbrobrio di legge!”

Ferrovia: Asti – Castagnole Delle Lanze – Alba non è un ramo secco e va riaperta!

Ferrovia Asti – Alba: riaprirà o non riaprirà? Questo è il dilemma. Lunedì 29 febbraio, presso il municipio di Castagnole delle Lanze, c’è stato il tanto atteso incontro fra i sindaci delle amministrazioni comunali, interessate alla riapertura della tratta ferroviaria Alba-Asti, e l’assessore ai Trasporti della regione Piemonte Francesco Balocco. Tra loro presenti anche le associazioni e i comitati che da anni si battono per la riapertura di questa storica e strategica linea ferroviaria, chiusa nel 2010 per l’inagibilità della galleria Ghersi.

Non potevo certamente mancare all’appuntamento poiché non stiamo parlando di una semplice tratta ferroviaria di provincia, ma bensì della valorizzazione di un territorio che, dal 2014, è patrimonio mondiale dell’Unesco per i paesaggi vitivinicoli delle Langhe-Roero e Monferrato del Piemonte.
Durante l’incontro si è parlato sia della trasformazione un po’ utopistica della linea ferroviaria in pista ciclabile, sia della sua riattivazione.
L’assessore regionale del Partito Democratico Francesco Balocco ha sottolineato un dato di fatto importante: partendo da una coesione territoriale si potrà procedere in seguito ad una ricontrattualizzazione della linea insieme a Trenitalia. Inoltre, ha affermato l’importanza di fare nuovi studi di fattibilità per risolvere, in primis, il problema delle frane adiacenti alla galleria Ghersi e, in secundis, valorizzare un patrimonio paesaggistico protetto dall’Unesco.

Il presidente della Provincia di Asti Marco Gabusi ha ribadito che il suo gruppo sta già lavorando a studi di fattibilità per la trasformazione della tratta Castagnole – Alba in pista ciclabile, in quanto ad oggi non si hanno ancora date precise sull’inizio dei lavori per la riattivazione della linea sia da parte di Trenitalia che da parte della Regione Piemonte.

In tutto questo iter burocratico, come spesso accade in Italia dove ci si rimpalla le varie responsabilità, è altresì importante sapere che Trenitalia fino al 2019 – 2020 non ha l’obbligo di indire delle gare per iniziare eventuali lavori di ristrutturazione. Quindi, per il momento, non ha nessun interesse né alla riattivazione della tratta né alla sua valorizzazione.

Il M5S è sicuramente contrario alla trasformazione della tratta in una pista ciclabile perché, se da un lato, è una soluzione utopistica, dall’altro comporterebbe per lo stato un vero e proprio spreco di denaro pubblico.
In merito a queste considerazioni e a chiosa di questo breve resoconto dell’incontro posso dirvi che la riattivazione della linea ferroviaria Asti-Alba, come dell’altrettanto storica e strategica linea Alessandria – Alba, assume inevitabilmente un carattere nazionale. Per questo ho ritenuto necessario investire della problematica il Governo presentando la Risoluzione in Commissione Trasporti della Camera che potete leggere qui.

Numerosi cittadini si sono già attivati scrivendo ai deputati della IX Commissione Trasporti della Camera per chiedere una celere calendarizzazione della Risoluzione che, se approvata, impegnerà il Governo “a mettere in campo ogni iniziativa di competenza, anche di carattere finanziario, per la immediata riattivazione della linea ferroviaria Asti-Alba e delle altre insistenti nel perimetro dei paesaggi vitivinicoli del Piemonte delle Langhe-Roero e Monferrato, patrimonio mondiale Unesco.
Cosa dire dell’incontro fra l’Assessore regionale ai trasporti e i sindaci del comprensorio? Solo esprimere questa conclusione: la riapertura della ferrovia Asti-Alba rimane ancora un dilemma…

Il conflitto d’interessi all’italiana

  
Punto Primo: se una persona viene chiamata a ricoprire un incarico pubblico perchè eletto o perchè gli viene affidato, è logico che debba rispondere a determinati criteri tra cui quello di non essere portatore di conflitti. Significa che tale persona non deve avere attività o rapporti che possano ingenerare conflitti di interessi. Da qui la necessità di una legge sul conflitto di interessi. Di certo tale necessità non è una novità. La s’invoca da più di vent’anni. Ci son cresciuto, si può dire, tra queste invocazioni…

Punto secondo: A cosa serve tale legge? Che razza di domanda? mi direte voi. Invece è domanda molto pertinente in quanto occorre mettere in chiaro una questione importante. In un paese “normale” nulla e nessuno debbono creare un conflitto con il bene pubblico. Chi si occupa della “cosa pubblica”, deve essere privo di qualsiasi interesse di parte. In un paese come il nostro, dove le anomalie in questo senso pullulano in ogni dove, la questione è un po’ più ambigua. E la legge deve essere formulata in modo da non ledere gli interessi di nessuno. Soprattutto privati. Così ecco una legge che incardina un numero limitato di persone, i membri del governo, quelli dell’authority e i consigli regionali, ma si annacqua su tutto il resto. Non tocca i parlamentari, i sindaci, gli amministratori di partecipate, i dirigenti di pubbliche amministrazioni… Una legge “feticcio”, come giustamente la definisce il collega Cecconi. Una legge da sbandierare, da twittare, ma vuota come un guscio vuoto.

Punto terzo: In questa legge-feticcio non manca nulla, neppure l’Authority Antistrust, ovvero l’autorità garante che tutto venga rispettato. Son cinque membri, tre su cinque son scelti dal governo. Come a dire che, in una partita di calcio, una delle due squadre decide pure l’arbitro.

Domanda finale: secondo voi, una congerie di persone che ha occupato ogni angolo ed interstizio di questo stato con amici ed amichetti, che ha svenduto o esternalizzato ogni servizio pubblico alle proprie multiutility o alle proprie cooperative, secondo voi queste persone avrebbero mai potuto concepire una legge seria e rigorosa sul conflitto d’interessi?Secondo voi una congerie di gente che ha, tra le sue fila, indagati di ogni genere, maratoneti delle mazzette, anomalie come il ministro Poletti e il ministro Guidi, per non citare il ministro Boschi e la Banca Etruria, avrebbe mai potuto concepire una legge rigorosa che li avrebbe, in un sol colpo, esclusi in blocco?

Ricordo gli Italiani, gonfi di indignazione, ruggire contro l’arbitro Bayron Moreno, colpevole di uno scandaloso arbitraggio contro la nostra nazionale. Saranno capaci gli stessi Italiani di ruggire indignati contro questa ennesima presa in giro nei loro confronti? 

Attendo con ansia un segnale da parte vostra. Non lasciate che vi calpestino ancora.
Noi avevamo proposto una legge serie. Perchè è possibile avere regole chiare e rigorose. Siamo rimasti inascoltati. 

La storica linea ferroviaria Cuneo-Nizza non è un ramo secco!

Cuneo-Nizza

Ieri, nella Commissione Trasporti della Camera dei deputati, ho illustrato l’interrogazione di Fabiana Dadone di cui sono cofirmatario, relativa alla valorizzazione della storica linea ferroviaria Cuneo-Ventimiglia-Nizza. Ho colto l’occasione per ribadire al Governo l’importanza storica di una linea nata ancor prima dell’unità d’Italia quando Nizza era ancora territorio italiano. Viaggiare su questa tratta significa, non solo, raggiungere aree geografiche di grande pregio come, per esempio, la Costa Azzurra in Francia oppure la costiera ligure e le valli cuneesi in Italia, ma anche fare un vero e proprio viaggio nella storia su una delle linee ferroviarie più antiche d’Europa. A dispetto della sua importanza storica e strategica, in questi ultimi anni, purtroppo, la ferrovia è stata oggetto di una continua riduzione delle corse al punto che attualmente circolano solo quattro treni giornalieri. Ricordo che, un tempo, le corse giornaliere erano 16. Una riduzione che causa enormi disagi per gli utenti costretti a viaggiare in vagoni sempre sovraffollati. E’ vero che la linea, in conseguenza anche della difficile orografia in cui è stata costruita, comporta degli oneri manutentivi molto alti e che, in base ad un Convezione bilaterale italo francese del 1970, tali oneri ricadono esclusivamente sul nostro Paese . Ma è altrettanto vero che la Francia si è da tempo dimostrata disponibile a rivedere tale Convenzione per meglio equilibrarne il peso. Nella nostra interrogazione pertanto chiedevamo lumi al Governo sulle iniziative intraprese ai fini della valorizzazione di questa linea che, notizia di pochi giorni fa arrivata dalla stampa tedesca, è considerata fra le dieci più belle del mondo, collocandosi al nono posto. Eppure c’è chi l’ha definita un “ramo secco” da tagliare.

La risposta del Governo potete leggerla qui. Che dire? Possibile che l’ingresso della Francia nella gestione del tratto di linea di sua competenza sia rimandata alla fine del 2019? Non si poteva anticipare? Purtroppo non siamo al Governo e, quindi , non possiamo stabilire le priorità che per noi sono chiare: meno alta velocità ferroviaria e più alta qualità ferroviaria!

La grandiosa Cittadella di Alessandria

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Grandiosa Cittadella di Alessandria,
Tiziana Beghin, mia collega europarlamentare, ed io ti
scriviamo questa per… chiederti scusa.Sì, proprio per questo: chiederti scusa.
Ti abbiamo fatto visita sabato scorso e ancora siamo qui a pensarti, sconcertati per lo stato in cui versi.
Camminando per le tue strade, richiamati costantemente a far attenzione ai cornicioni pericolanti, osservando le facciate dei tuoi edifici di cui ci facevano notare le crepe, i dissesti, le finestre con vetri sfondati o assi inchiodate, e i fregi spariti, salendo le tue scale, percorrendo corridoi e camerate con pavimenti ingombri di calcinacci ed intonaco scrostato… abbiamo concluso che non è tutta colpa dell’ailanto, detto anche l’albero del paradiso (Che ironia!).
È vero che robusti arbusti popolano i tetti, letteralmente esplodendo tra le tegole.
È vero che alberi con corredo di folti rami si affacciano sfrontati alle finestre.
Ma lo stato di degrado in cui tu versi, non è, e lo ribadiamo, solo colpa dell’ailanto che, comunque, ha agio di crescere a lungo indisturbato visto che arriva a diventare albero rigoglioso.
Per esempio… che cosa ci fa un ristorante in muratura costruito di recente entro la tua cinta? Ci hanno raccontato che doveva essere struttura temporanea, ma calce e mattoni la raccontano diversamente. Ci hanno raccontato di tuoi locali divenuti magazzini privati ad uso gratuito.
Eppure, calati giù nei tuoi sotterranei, saliti fin sui tuoi tetti, abbiamo ammirato una bellezza straordinaria.
Per questo ci chiediamo per quale motivo tu, testimone di tanta nostra storia, i Savoia, Napoleone, le Guerre d’Indipendenza fino all’ultimo conflitto, tu, unico esempio di fortezza europea inserita nel suo contesto originario, sei trattata come un ospite tollerato ed ingombrante.
In altri paesi europei, come spesso constata amaramente chi viaggia, saresti stata da subito posta in luce in modo da richiamare folle di turisti. E i cittadini di Alessandria avrebbero di certo avuto un gran beneficio anche per la loro economia. Invece…
Mesi fa avevo già posto, in un’ interrogazione, una serie di quesiti sul tuo degrado e su certe iniziative un po’ discutibili.
Dopo quanto abbiamo visto, Tiziana Beghin ed io ti promettiamo di continuare ad occuparci dei tuoi problemi e di cercare soluzioni. Perché tu venga rispettata nella tua bellezza e integrità in quanto patrimonio di noi tutti.

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Grazie Roberto!

  

L’impegno che Roberto Borrino aveva preso è un gesto che ci onora e per questa ragione, da giornalista del Fatto quotidiano, gliene sono infinitamente grato. Per questo motivo mi spiace davvero molto non poter essere qui, ma improvvisi impegni di lavoro mi trattengono a Torino. Ci tengo, però, a farvi avere questo mio messaggio per esprimere la mia gratitudine a Roberto.

Io gli sono grato per tre ragioni.

Innanzitutto gli sono grato come giornalista. Sono rari i lettori così attenti, affezionati al nostro lavoro, attivi nella società e nella politica, e con la volontà di far conoscere ciò che scriviamo agli altri. Roberto è un modello di lettore per cui ogni giorno cerchiamo notizie e le scriviamo.
Sapete, spesso la sera quando finisco di scrivere un articolo, mi chiedo: “Lo leggerà qualcuno? Cambierà qualcosa? La pagina con il mio articolo servirà a incartare il pesce, coprire le vetrine o i pavimenti durante i lavori?”. Da quando ho saputo la storia di Roberto e della sua volontà di sottoscrivere un abbonamento per la biblioteca quel pensiero si è indebolito. Anzi è aumentato ancora di più il senso del mio lavoro e della nostra responsabilità.

La seconda ragione per cui sono grato a Roberto è che rispetto al Corriere della Sera, La Repubblica e La Stampa, il Fatto è un giornale piccolo per organico e con budget minori di quei colossi. A differenza di altri giornali, il Fatto quotidiano non riceve fondi pubblici dal governo. La nostra indipendenza è garantita unicamente dai lettori e dagli abbonati. Nonostante le difficoltà, siamo diventati influenti nel panorama mediatico, ma ancora molte persone non conoscono ancora il giornale che ogni giorno realizziamo. Grazie a Roberto (e grazie a voi, i suoi amici) per un anno i cittadini di Asti troveranno nella loro biblioteca una voce nuova. E qui arrivo al terzo motivo per cui ringrazio Roberto.

L’impegno della redazione e dei suoi giornalisti è quello di fare un giornale critico e coraggioso, capace di guardare in faccia i poteri politici ed economici del nostro Paese. A molti questo stile non piace, per molti siamo scomodi. Anche ad Asti e voi potete immaginare. 
La nostra voce però aggiunge tasselli importanti nella conoscenza dell’Italia andando oltre le versioni ufficiali, con l’obiettivo di arricchire i nostri lettori con i fatti e le opinioni. Roberto aveva capito molto bene questo valore e si era mosso affinché anche gli altri suoi concittadini potessero conoscere qualcosa di più. L’informazione è un valore cardine per una democrazia e per una cittadinanza attenta e attiva. 

Immagino gli astigiani entrare in biblioteca e fermarsi nell’emeroteca, la sezione coi quotidiani e le riviste. Li immagino incuriositi da questo nuovo giornale e spero che, giorno dopo giorno, pagina dopo pagina, comincino a sfogliarlo, leggerlo, appassionarsi e, perché no, indignarsi per le cose che non vanno. Leggendoci, però, dovranno ringraziare sempre una persona per questo piccolo gesto dal valore importante.
Grazie Roberto!

Andrea Giambartolomei

Il Fatto Quotidiano

Governo Renzi sta affossando il settore dei droni

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Tasse e burocrazia sono i principali nemici degli imprenditori italiani. Coalizzati insieme rappresentano i lacci formidabili che frenano le enormi potenzialità della nostra economia e che il M5S taglierà, una volta giunto al governo.

Adesso, però, siamo all’opposizione e non possiamo fare altro che denunciare le molte assurdità di questo Governo. Infatti intollerabili privilegi vengono elargiti alle non poche caste che gli ruotano intorno mentre con tasse e balzelli di ogni sorta viene portato allo stremo chi, nel nostro Paese, produce ricchezza.

Proprio in questi giorni mi sto occupando di un’altra situazione di questo genere. Mi riferisco al fiorente mercato dei droni civili, un settore in pieno fermento in Italia che conta già circa 5000 operatori professionali e un giro d’affari stimato in più di un miliardo di Euro.

Un settore che promette lavoro e futuro.

Che fa il nostro lungimirante Governo?

Tramite l’Ente Nazionale Aviazione Civile (ENAC) dapprima disciplina la materia, coinvolgendo gli operatori di settore al punto da emanare il 15 settembre 2015 il II Regolamento “Mezzi aerei a pilotaggio remoto”. Poi, a sorpresa, il 23 dicembre 2015, dopo appena tre mesi e per di più sotto le festività natalizie, cambia il II Regolamento sui droni senza informare preventivamente gli operatori del settore che si ritrovano con un quadro regolatorio stravolto.

Leggendo la mia interrogazione vi renderete conto di quanto sia assurda questa decisione. Oltre a ledere il principio della certezza del diritto, tale decisione sta creando enormi danni economici all’intero comparto. Infatti, avendo, come riferimento, la precedente e “condivisa” versione del II Regolamento, erano già  stati effettuati dagli operatori ragguardevoli investimenti. Inoltre l’ENAC nè motiva nè risponde agli operatori di questo settore contravvenendo pure alle precise prescrizioni normative sulla trasparenza della pubblica amministrazione che prevedono tempi certi per i riscontri.

In conclusione (sconsolata conclusione) un settore dalle grandi potenzialità economiche in Italia viene bloccato da un comportamento ondivago (schizofrenico?) di un Governo che cambia le regole in corso d’opera senza una preventiva informazione ai soggetti interessati e che assume discutibili decisione senza tener conto delle conseguenze causando, di fatto, una pesante penalizzazione rispetto ai concorrenti stranieri.

Mi chiedo: “Cui prodest?”

Cosa c’è dietro ad una simile manovra?

Il Governo è pregato di rispondere.

ARRIVATO L’AIR ROLEX ONE DI RENZI E IO PAGO!

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Oggi la stampa ha dato la notizia dell’arrivo dell’Air Force One di Renzi, anzi! Dell’Air Rolex One di Renzi visto quanto ci costa. Facciamoci due conti! Un Airbus 340 – acquistato in leasing dagli arabi di Etihad, quelli per intenderci che con il costo di due boeing si sono presi l’intera nostra compagnia di bandiera Alitalia – costa tra i 230 mila ai 315 mila euro al mese, quindi dai 2,7 ai 3,7 milioni di euro l’anno. Questo per il solo leasing! Perché poi vanno sommati i costi per farlo volare, all’incirca 25 mila euro l’ora, per il personale di bordo, per la manutenzione, per i mega accessori interni (sala riunione, wifi, sicuramente dotazione di rolex per gli ospiti) e per l’allestimento di un hangar dove sistemarlo visto che è stato acquistato senza sapere nemmeno dove parcheggiarlo.
I giornali riportano la notizia che il primo viaggio sarà per l’Argentina il prossimo 16 dicembre. Praticamente fra dieci mesi! Perché? Il motivo non risiederà per caso, come ho denunciato nella mia Interpellanza che potete leggere qui, nel fatto che il super-jet richiede piloti idonei a questo tipo di aereo? Si dà il caso, guarda caso, che il personale di volo, almeno inizialmente, sarà fornito da Etihad, una compagnia privata araba, e non dall’Aeronautica militare.
Questa è una delle tante domande sollevate nella mia Interpellanza. Altre nello specifico sono:

“1. chi ha definito l’esigenza di un nuovo Airbus, ha fatto un’analisi dei costi?
2. E i capitolati tecnici, compresi i requisiti di sicurezza, sono stati preparati dal cliente (attraverso le apposite direzioni del ministero della Difesa) o da Airbus (in base a ciò che è interessata a vendere, magari facendo lavorare ditte francesi al posto di quelle italiane, con tutto ciò che implica in termini di riservatezza delle comunicazioni governative)?
3. Sono state valutate le alternative, comprese le possibili sinergie con gli aerei già in linea?
4. È stato pubblicato un requisito o si è secretato tutto con buona pace della trasparenza e della competizione?”

Direte voi: le domande del solito grillino arrabbiato volto a screditare qualsiasi iniziativa del Governo. Ebbene no! Quelle che avete appena letto, non sono domande poste da me, grillino-gufo ed impiccione, ma quelle dell’ex Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, il Generale Leonardo Tricarico che in questo articolo ha avuto il coraggio di criticare pubblicamente tale ennesimo enorme ed ingiustificato spreco della politica.

Signor Primo Ministro se non vuole rispondere a me, abbia almeno la cortesia di rispondere ad un suo Generale!

Grazie