Riapriamo la ferrovia Asti-Alba

Oggi insieme ad Ivano Martinetti, capogruppo del M5S di Alba, ho presentato alla stampa locale la risoluzione da me depositata alla Camera dei Deputati per chiedere il ripristino del collegamento ferroviario tra Alba ed Asti.
L’utilità per studenti e lavoratori pendolari è indubbia, lo dimostrano i dati di traffico quando la linea era ancora operativa al 100%.
È assurdo che non ci sia un collegamento con mezzi pubblici adeguati, visto che Asti ed Alba condividono sempre più servizi essenziali quali ad esempio l’ospedale e il tribunale.  Inoltre questa tratta potrebbe essere un comodo servizio per i turisti, sempre più numerosi in seguito al riconoscimento delle colline del vino di Langhe­, Roero e Monferrato quali patrimonio mondiale dell’umanità da parte dell’Unesco quindi si aprirebbero anche interessanti scenari per lo sviluppo di treni panoramici.
Tra l’altro voglio ricordare che nella presentazione della candidatura all’Unesco, era indicato con chiarezza, la presenza di una articolata linea ferroviaria in grado di agevolare la mobilità di residenti e turisti.

Purtroppo invece, si sente parlare di assurde ed irrealizzabili proposte, come quella per la conversione in pista ciclabile, proposta che arriva tra l’altro da un area politica da sempre molto disattenta a queste tematiche, cosa che ci fa venire il sospetto che sotto alla riconversione della ferrovia, in realtà si nasconda qualche altro interesse!

La linea è ancora armata e in buono stato di conservazione e facilmente riattivatile, per questo chiediamo di riaprire subito la tratta tra Asti e Neive, e di far partire  i lavori di ripristino della galleria del Ghersi  e tornare ad offrire il servizio fino ad Alba.
Per questi motivi ho presentato una risoluzione in IX commissione alla Camera, che chiede di finanziare i lavori straordinari per il completo ripristino di tutta la linea.

A latere ho incontrato il sindaco di Alba, Maurizio Alfredo Marello che si è dimostrato molto disponibile e interessato a questa tematica  in quanto è considerata una priorità per molti Albesi residenti e un comodo servizio per i sempre più numerosi turisti.

P.S.
Ovviamente non siamo contrari a una pista ciclabile, ma esistono già valide alternative lungo il fiume Tanaro.

Paolo Romano ferrovia Asti Alba
da sinistra: Paolo Romano, Maurizio Marello, Ivano Martinetti

 

 

 

Alessandria: falda acquifera a rischio

Paolo Romano manifestazione acqua Alessandria
La più grande falda acquifera della Provincia di Alessandria è messa in pericolo dal progetto di una discarica di rifiuti industriali a Sezzadio e dalla lavorazione di rifiuti tossico-nocivi a Predosa. Il rischio enorme di inquinamento per le falde acquifere profonde, deriva dalla presenza di migliaia di pozzi, costruiti nel secolo scorso, con una tecnica di perforazione ora non più ammessa, che consentiva alla falda superficiale di “comunicare” con le falde sottostanti. Questo chiaramente è causa di contaminazione delle falde profonde, dalle quali si attinge per bere e irrigare. Molti di questi pozzi oggi non vengono nemmeno più utilizzati, però secondo le stime degli operatori del settore, solo nella provincia di Alessandria sono presenti dai 3 ai 4mila di questi pozzi, arrivando fino a 100mila nell’intera pianura padana.

La Regione Piemonte, con il Piano di Tutela delle Acque stabilisce che: “Le attività di ricondizionamento o chiusura dei pozzi che consentono la comunicazione tra la falda freatica e le sottostanti falde profonde siano completate entro il 31 dicembre 2016, con riferimento all’intero territorio regionale”. Purtroppo però, la grande maggioranza di questi pozzi, non è mai stata denunciata e non esiste un censimento esaustivo. Nella sola Provincia di Alessandria ne sono stati censiti appena 700 e meno di cinquanta sembra siano stati ricondizionati.

Tale fallimento è dovuto al fatto che l’operazione di ricondizionamento ha un costo che si aggira da un minimo di 10mila euro a più di 30mila euro a pozzo. Siccome la stragrande maggioranza di questi pozzi sono di piccoli e medi agricoltori, oppure di industrie che non esistono più perché fallite, è facile capire perché molti non si sono adeguati, semplicemente perché non hanno le risorse necessarie per fare questi lavori. Per questo motivo, se vogliamo davvero salvaguardare le falde acquifere, lo Stato dovrebbe accollarsi tali oneri. Anche se si tratta di un costo di diversi miliardi di euro, rientra nelle attività di bonifica che servirebbero a riqualificare la sicurezza ambientale del nostro devastato territorio. Parliamo di salvaguardare le falde acquifere da dove attingiamo per bere e per irrigare i nostri prodotti dell’agroalimentare. Non si scherza su questo! Invece lo Stato che fa? Butta miliardi di euro in investimenti, quale il terzo valico, che paradossalmente aumenta i rischi di disastro ambientale nel nostro Paese.

Per un quadro della situazione più chiaro, posto in ordine cronologico alcuni articoli sulla questione:
http://www.alessandrianews.it/alessandria/cave-falde-acquifere-questione-che-riguarda-tutta-provincia-134109.html [01.06.2016]

http://www.alessandrianews.it/alessandria/doppio-presidio-comitati-falda-rischio-predosa-sezzadio-126951.html [23.02.2016]

http://notavterzovalico.info/2016/02/18/martedi-23-febbraio-presidio-ad-alessandria-per-salvare-la-falda-di-sezzadio/ [18.02.2016]

http://www.inchiostrofresco.it/blog/2015/05/19/le-falde-acquifere-occhio-non-vede/ [19.05.2015]

http://mag.corriereal.info/wordpress/2015/03/06/interrare-rifiuti-e-farla-franca-grazie-alla-lentezza-dellacqua-di-falda-e-alla-prescrizione-parte-un-ciclo-di-incontri-di-medicina-democratica/ [06.03.2015]

Enav: Governo come i grandi evasori con la controllata in Delaware

È scandaloso che il governo, attraverso una sua partecipata, favorisca operazioni industriali opache, da cui scaturiscono messaggi poco edificanti sul fronte della lotta alla grande evasione internazionale.

Il M5S lo denuncia da mesi e ieri, ho incalzato Roberta Neri, A.D. di Enav, in audizione a Montecitorio sulla creazione di Enav North Atlantic Llc, una controllata con sede nel paradiso fiscale Usa del Delaware.

Non abbiamo avuto risposte esaurienti, al di là di ciò che si legge sui giornali, sulla missione di questa nuova società. Né sugli amministratori e nemmeno su eventuali azionisti che potrebbero subentrare accanto a Enav.

Per quanto riguarda l’Ipo e la parziale privatizzazione da circa un miliardo, è ovvio che noi siamo contrari a dismissioni che hanno benefici nulli per il debito. Peraltro anche i nostri apparati di sicurezza si sono schierati in senso negativo.
Si svende una società in salute, con ottimi margini, che fa utili e che gira lauti dividendi allo Stato. Tutto il contrario di ciò che una sana politica industriale dovrebbe fare sulle partecipazioni pubbliche.

Paolo Romano, Paolo Nicolò Romano, M5S,

Il microcredito che funziona

Oggi sono stato invitato a Cinzano (CN), per l’inaugurazione della lavanderia self “Magiche bolle”, questa nuova attività è stata aperta anche grazie ad un finanziamento, ottenuto sfruttando il fondo di garanzia delle piccole e medie imprese, dove i miei colleghi del M5S ed io, stiamo versando le eccedenze dei nostri stipendi.

Come si può vedere dalla testimonianza nel video della titolare Angela Maria Lucenti, questo strumento sta funzionando bene, andando ad agire direttamente a beneficio dell’economia reale.

inaugurazione lavanderia microcredito

Telecom Italia: lo scorporo della rete strada da sostenere

Scorporo rete Telecom M5S Paolo RomanoDalla stampa apprendiamo che il nuovo management di Telecom Italia a guida Cattaneo starebbe valutando seriamente l’ipotesi di
uno scorporo dell’infrastruttura di rete. Si tratterebbe di una sorta di revival di un analogo progetto promosso da Franco Bernabé che però gli costò le sue laute dimissioni per la contrarietà di Telefonica, la compagnia telefonica spagnola, che, assurdo solo pensarlo, era azionista di riferimento di Telecom Italia ma anche il suo principale antagonista nei mercati emergenti del sud America. Tutti ricordano come andò a finire. La proposta di Bernabè di scorporo della rete telecom, attraverso la costituzione di una newco dove sarebbe entrata anche la Cassa Depositi e Prestiti, venne bocciata dagli iberici che all’opposto puntarono dritti alla vendita di Telecom Argentina e Tim Brasil.

Adesso la stessa idea torna in auge con la nuova gestione Cattaneo, perché ormai Telecom Italia sa perfettamente che solo una “ri-scossa” potrà salvarla dall’ingresso nel mercato della fibra di un colosso come Enel che ha già una sua infrastruttura di rete fortemente radicata sul territorio nazionale.
O la va, o la spacca” avranno pensato gli attuali vertici di Telecom Italia. Pertanto, l’unico modo per aumentare gli investimenti nella banda larga è separare l’infrastruttura dai servizi così da liberarsi dai lacci regolatori che impongono i canoni di unbundling (per intenderci: l’affitto della rete agli altri operatori oggi fissata dall’Authority delle comunicazioni) in modo da determinarli con più autonomia tenendo conto dei livelli di investimento che a questo punto conviene aumentare il più possibile per conseguire il doppio obiettivo di tagliare la strada ad Enel in molte aree del Paese ed aumentare le tariffe d’affitto per tutti gli operatori.

Insomma: crediamo che quello dello scorporo rappresenti la soluzione migliore per una grande azienda come Telecom Italia anche a fronte delle forti preoccupazioni sul rischio di una svalutazione della rete con conseguente riduzione dei livelli occupazionali che, se fossero confermate le voci degli oltre 15 mila esuberi, rappresenterebbero un vero colpo per l’intero Paese.

Come M5S chiediamo, come abbiamo tra l’altro più volte fatto anche facendo calendarizzare una Mozione parlamentare, che il Governo si attivi per favorire la nascita di un’unica infrastruttura di rete gestita da un’unica Società con un’unica governance a maggioranza pubblica contro l’attuale frammentazione.

Non è tollerabile, infatti, che l’Italia, nazione caratterizzata da un grave digital divide esterno ed interno, veda sovrapporsi piani di investimento fra i due gruppi, come già sta avvenendo a Perugia e Milano, senza nessun coordinamento tra di loro anzi! Facendosi apertamente la guerra nelle aree più remunerative mentre il resto del Paese è completamente abbandonato.

Mentre attendiamo maggiori ragguagli sulle reali intenzioni di Telecom Italia in merito allo scorporo della sua rete, il Governo si attivi immediatamente per favorire la massima sinergia fra i due gruppi, istituendo una cabina di regia presso il MISE utile ad impedire la sovrapposizione degli investimenti tra le due società così da impedire una inutile duplicazione di costi e sperpero di risorse. Solo in questo modo il Governo potrà svolgere un ruolo attivo e neutrale in un settore come le tlc che ha un forte bisogno di investimenti e allo stesso tempo di salvaguardare l’occupazione e il patrimonio di competenze in particolare di Telecom Italia che rappresenta per il suo know-how ancora un’azienda fondamentale per il Paese.

Due strade per internet


In questi giorni di gran fermento per il settore delle telecomunicazioni, sia italiano che internazionale, si è parlato molto, oltre che dei mega bonus concessi al nuovo amministratore delegato di Telecom Italia Flavio Cattaneo, anche della partita per la conquista di Metroweb, società controllata da Cassa Depositi e Prestiti, che gestisce la rete in fibra in grandi città come Milano. Fino a ieri Metroweb era contesa tra Enel open fiber e Telecom Italia. Quest’ultima però ne è uscita sconfitta in quanto CDP ha preferito l’offerta di Enel, seppur inferiore.Per certi versi condivido questa scelta perché, se Metroweb fosse finita nelle mani di Telecom Italia, si sarebbe ripristinato di fatto il monopolio. Per altri versi, invece, questa scelta mi desta non poche preoccupazioni riguardo le possibili ricadute occupazionali. Telecom, infatti, ha già annunciato probabili esuberi. Spero che si tratti solo di annunci messi in circolazione da Telecom a scopo “ricattatorio” nei confronti del governo che sta apertamente spalleggiando Enel.

L’Italia, da nord a sud, è costellata di comuni con problemi di accesso ad internet ad una velocità decente. Portare in tutte le zone d’Italia una connessione ad internet degna di un paese che vuole essere al passo coi tempi, garantirebbe ampio lavoro sia per Telecom, sia per Enel. Ma le due società, invece di pianificare la copertura della rete sul territorio italiano, dividendosi le zone in cui lavorare, hanno iniziato a farsi la guerra contendendosi il podio della rete più veloce in quelle città dove già esiste una rete veloce.

Di conseguenza, proprio osservando come si stanno comportando le due società e anche l’atteggiamento del nostro governo, torno a ribadire che le nostre proposte in merito rimangono a tutt’oggi giuste. Oserei dire, anzi, che sono l’unica soluzione di buon senso: la mappatura di tutte le reti e dei cavidotti esistenti, imprescindibile se si vuol evitare sovrapposizioni, lavori e spese inutili, e la necessità di una società pubblica che controlli l’infrastruttura di rete e indirizzi gli investimenti nelle cosiddette aree “a fallimento di mercato”. Queste proposte eviterebbero nel futuro di perpetuare squilibri, ovvero di avere città come Milano dove il cittadino può scegliere tra molti operatori che si appoggiano a diverse reti, con velocità fino al gigabit al secondo, e piccoli comuni o periferie, che si trovano del tutto scoperte o con connessioni ridicole al di sotto del megabit/s.

Teleriscaldamento ad Asti: una pessima idea!

L’ impianto di Teleriscaldamento nel cortile dell’Ospedale di Asti.
Venerdì 29 Aprile una delegazione del Movimento 5 Stelle alla Conferenza dei Servizi.
Il Senatore Carlo Martelli, i Deputati Ivan Della Valle, Davide Crippa e Paolo Romano e il Consigliere Regionale Paolo Mighetti saranno ad Asti Venerdì 29 Aprile ore 10 presso la Provincia di Asti per la Conferenza dei Servizi decisoria sul progetto di Teleriscaldamento.
Tra i nodi più intricati da sciogliere, la collocazione degli edifici che ospiteranno caldaie e motori per la produzione di calore e saranno sormontati da quattro ciminiere alte 35 metri nell’area a ridosso del Cardinal Massaia e il conseguente cambio di destinazione d’uso della stessa.
Per i rappresentanti del Movimento 5 Stelle, un’ubicazione sciagurata, che fa a pugni con il concetto di salute e di luogo di ricovero e cura.
Eppure, durante la Conferenza dei Servizi del 15 Aprile scorso, il funzionario istruttore della Regione Piemonte (Settore Copianificazione Urbanistica) ha espresso parere favorevole sotto l’aspetto ambientale e urbanistico.
I tecnici dell’Arpa hanno invece giudicato “non motivata” la proposta di modifica al piano regolatore. Infatti l’impianto, per stessa ammissione del proponente AEC S.p.A, avrà “caratteristiche industriali” e dovrebbe dunque collocarsi in aree a destinazione d’uso produttivo/artigianale e non a pochi passi da ospedale, scuole, residenze private e aree verdi.
I parlamentari e il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle assisteranno ai lavori della Conferenza dei Servizi per seguire da vicino anche l’evolversi di un’altra questione spinosa, quella delle evidenze tecniche che qualificano il progetto di teleriscaldamento astigiano come “non efficiente”, a causa delle dispersioni di energia lungo i 30 km di rete dimostrati negli elaborati di progetto e riconosciuti dallo stesso proponente.
Gli stessi valuteranno poi, laddove dovesse passare il concetto di Ospedale compatibile con pertinenze di tipo “industriale” e ciò venisse validato durante la Conferenza dei Servizi, tutte le iniziative necessarie ad impedire che tale opera abbia a realizzarsi.

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Renzi, fa’ qualcosa di sinistra!

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Ieri, dopo l’ennesimo enorme regalo alle banche e scempio della Costituzione, ci siamo attivati con gli strumenti a nostra disposizione per far sentire la nostra voce nel silenzio tombale dei media. Ancora una volta siamo stati additati come irresponsabili, irriguardosi e “professionisti del terrore” (cit). Addirittura alcuni esponenti del PD sono arrivati ad accusarci di inscenare “inutili pagliacciate”. Mi chiedo se questi deputati abbiano espresso la stessa accusa all’iniziativa di una ventina di senatori del PD che, esattamente una settimana fa, il 16 marzo scorso, hanno sottoscritto una lettera indirizzata ai Presidenti delle due Camere, al Presidente del Consiglio e al Ministro Maria Elena Boschi per chiedere a gran voce una completa revisione del decreto legge Banche, approvato a colpi di fiducia ieri alla Camera. Ebbene! Leggete attentamente cosa hanno scritto non i soliti grillini incazzati, ma autorevoli senatori del PD come Mucchetti e Casson contro l’ennesimo provvedimento del Governo a favore delle banche:
“I sottoscritti senatori ritengono che il disegno di legge sulle banche debba essere modificato in più punti, in particolare negli articoli che riformano il credito cooperativo.” Di quali modifiche parlano i senatori del Partito Democratico? La più importante è quella di scongiurare: “… la trasformazione della Banche di Credito Cooperativo in società per azione. In tal modo si darebbe ai soci attuali il pieno possesso di riserve che costituiscono in media il 90% del patrimonio delle Banche di credito cooperativo e che sono state accumulate dalle precedenti generazioni in esenzione d’imposta per la precisa finalità di esercitare lo scambio mutualistico nell’attività creditizia.” Inoltre continuano sostenendo che: “Nemmeno la scissione dell’azienda bancaria e il suo conferimento a una spa vanno bene. La cooperativa di credito cesserebbe di essere tale; non si capisce come eserciterebbe lo scambio mutualistico, posto che l’attività bancaria passerebbe alla spa”.

Il testo integrale della lettera la trovate qui

Ricordiamoci bene questo: le critiche al decreto legge banche, con esplicite richieste di modifica, vengono da esponenti della stessa maggioranza. Mi chiedo: cosa farà il Governo al Senato? Metterà nuovamente la sordina al dibattito con un altro voto di fiducia? Chiederà nuovamente a Verdini di tappare i buchi di chi non si presenterà alla votazione di un provvedimento che nemmeno Silvio Berlusconi avrebbe mai avuto il coraggio di presentare?

Voglio ricordare a tutti che le Banche di Credito Cooperativo, le cosiddette Casse Rurali, sono nate nell’ottocento per far sì che il maggior numero possibile di persone, economicamente vulnerabili, ottenessero prestiti a condizioni più vantaggiose rispetto a quelle praticate dalle banche tradizionali. Sono Casse nate soprattutto per gli agricoltori e gli artigiani, categorie prevalenti all’epoca e particolarmente fragili, per aiutarli ad affrancarsi dalla miseria e dal fenomeno diffuso dell’usura. Da allora, le Casse Rurali ed Artigiane hanno mantenuto uno strettissimo rapporto con il territorio di riferimento, intrecciando la propria storia con quella delle comunità, tanto da conquistarsi a pieno titolo l’appellativo di “banche territoriali”. Cosa succederà ora? Che una storia pluricentenaria sta per essere distrutta dalla volontà del Governo di imporre la trasformazione delle casse rurali in società per azioni e tutto questo avviene, tra l’altro, in aperto contrasto con l’art. 45 della nostra Costituzione. Tale articolo stabilisce che: “La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità.”

Insomma, tutta questa vicenda mi ha fatto venire in mente un celebre passaggio di un film di Nanni Moretti quando contro D’Alema urlò: “D’Alema, di’ qualcosa di sinistra!”. Mi viene da urlare: “Renzi, fa’ qualcosa di sinistra!” “Almeno una cosa di sinistra falla! Ritira questo obbrobrio di legge!”

Ferrovia: Asti – Castagnole Delle Lanze – Alba non è un ramo secco e va riaperta!

Ferrovia Asti – Alba: riaprirà o non riaprirà? Questo è il dilemma. Lunedì 29 febbraio, presso il municipio di Castagnole delle Lanze, c’è stato il tanto atteso incontro fra i sindaci delle amministrazioni comunali, interessate alla riapertura della tratta ferroviaria Alba-Asti, e l’assessore ai Trasporti della regione Piemonte Francesco Balocco. Tra loro presenti anche le associazioni e i comitati che da anni si battono per la riapertura di questa storica e strategica linea ferroviaria, chiusa nel 2010 per l’inagibilità della galleria Ghersi.

Non potevo certamente mancare all’appuntamento poiché non stiamo parlando di una semplice tratta ferroviaria di provincia, ma bensì della valorizzazione di un territorio che, dal 2014, è patrimonio mondiale dell’Unesco per i paesaggi vitivinicoli delle Langhe-Roero e Monferrato del Piemonte.
Durante l’incontro si è parlato sia della trasformazione un po’ utopistica della linea ferroviaria in pista ciclabile, sia della sua riattivazione.
L’assessore regionale del Partito Democratico Francesco Balocco ha sottolineato un dato di fatto importante: partendo da una coesione territoriale si potrà procedere in seguito ad una ricontrattualizzazione della linea insieme a Trenitalia. Inoltre, ha affermato l’importanza di fare nuovi studi di fattibilità per risolvere, in primis, il problema delle frane adiacenti alla galleria Ghersi e, in secundis, valorizzare un patrimonio paesaggistico protetto dall’Unesco.

Il presidente della Provincia di Asti Marco Gabusi ha ribadito che il suo gruppo sta già lavorando a studi di fattibilità per la trasformazione della tratta Castagnole – Alba in pista ciclabile, in quanto ad oggi non si hanno ancora date precise sull’inizio dei lavori per la riattivazione della linea sia da parte di Trenitalia che da parte della Regione Piemonte.

In tutto questo iter burocratico, come spesso accade in Italia dove ci si rimpalla le varie responsabilità, è altresì importante sapere che Trenitalia fino al 2019 – 2020 non ha l’obbligo di indire delle gare per iniziare eventuali lavori di ristrutturazione. Quindi, per il momento, non ha nessun interesse né alla riattivazione della tratta né alla sua valorizzazione.

Il M5S è sicuramente contrario alla trasformazione della tratta in una pista ciclabile perché, se da un lato, è una soluzione utopistica, dall’altro comporterebbe per lo stato un vero e proprio spreco di denaro pubblico.
In merito a queste considerazioni e a chiosa di questo breve resoconto dell’incontro posso dirvi che la riattivazione della linea ferroviaria Asti-Alba, come dell’altrettanto storica e strategica linea Alessandria – Alba, assume inevitabilmente un carattere nazionale. Per questo ho ritenuto necessario investire della problematica il Governo presentando la Risoluzione in Commissione Trasporti della Camera che potete leggere qui.

Numerosi cittadini si sono già attivati scrivendo ai deputati della IX Commissione Trasporti della Camera per chiedere una celere calendarizzazione della Risoluzione che, se approvata, impegnerà il Governo “a mettere in campo ogni iniziativa di competenza, anche di carattere finanziario, per la immediata riattivazione della linea ferroviaria Asti-Alba e delle altre insistenti nel perimetro dei paesaggi vitivinicoli del Piemonte delle Langhe-Roero e Monferrato, patrimonio mondiale Unesco.
Cosa dire dell’incontro fra l’Assessore regionale ai trasporti e i sindaci del comprensorio? Solo esprimere questa conclusione: la riapertura della ferrovia Asti-Alba rimane ancora un dilemma…

Il conflitto d’interessi all’italiana

  
Punto Primo: se una persona viene chiamata a ricoprire un incarico pubblico perchè eletto o perchè gli viene affidato, è logico che debba rispondere a determinati criteri tra cui quello di non essere portatore di conflitti. Significa che tale persona non deve avere attività o rapporti che possano ingenerare conflitti di interessi. Da qui la necessità di una legge sul conflitto di interessi. Di certo tale necessità non è una novità. La s’invoca da più di vent’anni. Ci son cresciuto, si può dire, tra queste invocazioni…

Punto secondo: A cosa serve tale legge? Che razza di domanda? mi direte voi. Invece è domanda molto pertinente in quanto occorre mettere in chiaro una questione importante. In un paese “normale” nulla e nessuno debbono creare un conflitto con il bene pubblico. Chi si occupa della “cosa pubblica”, deve essere privo di qualsiasi interesse di parte. In un paese come il nostro, dove le anomalie in questo senso pullulano in ogni dove, la questione è un po’ più ambigua. E la legge deve essere formulata in modo da non ledere gli interessi di nessuno. Soprattutto privati. Così ecco una legge che incardina un numero limitato di persone, i membri del governo, quelli dell’authority e i consigli regionali, ma si annacqua su tutto il resto. Non tocca i parlamentari, i sindaci, gli amministratori di partecipate, i dirigenti di pubbliche amministrazioni… Una legge “feticcio”, come giustamente la definisce il collega Cecconi. Una legge da sbandierare, da twittare, ma vuota come un guscio vuoto.

Punto terzo: In questa legge-feticcio non manca nulla, neppure l’Authority Antistrust, ovvero l’autorità garante che tutto venga rispettato. Son cinque membri, tre su cinque son scelti dal governo. Come a dire che, in una partita di calcio, una delle due squadre decide pure l’arbitro.

Domanda finale: secondo voi, una congerie di persone che ha occupato ogni angolo ed interstizio di questo stato con amici ed amichetti, che ha svenduto o esternalizzato ogni servizio pubblico alle proprie multiutility o alle proprie cooperative, secondo voi queste persone avrebbero mai potuto concepire una legge seria e rigorosa sul conflitto d’interessi?Secondo voi una congerie di gente che ha, tra le sue fila, indagati di ogni genere, maratoneti delle mazzette, anomalie come il ministro Poletti e il ministro Guidi, per non citare il ministro Boschi e la Banca Etruria, avrebbe mai potuto concepire una legge rigorosa che li avrebbe, in un sol colpo, esclusi in blocco?

Ricordo gli Italiani, gonfi di indignazione, ruggire contro l’arbitro Bayron Moreno, colpevole di uno scandaloso arbitraggio contro la nostra nazionale. Saranno capaci gli stessi Italiani di ruggire indignati contro questa ennesima presa in giro nei loro confronti? 

Attendo con ansia un segnale da parte vostra. Non lasciate che vi calpestino ancora.
Noi avevamo proposto una legge serie. Perchè è possibile avere regole chiare e rigorose. Siamo rimasti inascoltati.